Meritiamo di sognare ancora!

Il sogno di Giovanni Perna

Si, io mi ricordo. Di Calvaresi e di tutto il resto.
Ma non sono solo capace di ricordare.
Contro ogni evidenza possibile, in questi anni ho continuato a sognare.
Ho sognato che un giorno, non da tifoso ma da giornalista, sarei entrato in quella Tribuna Stampa.
Per non vedere quasi niente, dalla vetta della Terminio. Con gli infissi sporchi, più spessi, aperti per il troppo caldo. Il sole del fine pomeriggio che riverberava giusto in fronte a me.
In quel forno, ho assistito al classico primo tempo di un derby giocato in questa scalcagnata seconda serie.
Uno schifo.
E poi, nella ripresa, Dio si è ricordato di me.
Non quello vero, non lo mettete in mezzo, quello capriccioso del Pallone.
Pigramente, mi ha guardato e mi ha detto: “Vieni con me”.
Mi ha preso per il colletto della camicia sudata.
E ha fatto come in quel libro di Dickens, “Un canto di Natale”. Portandomi in giro per tutti i derby, e le tante sconfitte, vissute al “Partenio”. Sorvolando veloce, il bastardo, su #Bredaal76’.
E dopo avermi scotoliato ben bene, dal collo è passato al braccio. Mi tirava: “Vieni, ti faccio vedere il derby presente”.
E col braccio mi teneva fermo, mentre Kresic e #plusvalenzaLaverone mi restituivano, ancora, alla sconfitta ed alle prese per i fondelli che, per me che lavoro ad Avellino, durano mesi.
“Guagliò, non ne hai abbastanza?”
Gli ho risposto: “NosSignore, io non smetto mai di credere”.
Rideva, quel figlio di puttana, mentre la sua mano passava dal mio braccio a cingermi la spalla.
“Allora vieni coglione”. E mi ha fatto vedere il gol in mischia di Rodriguez.
“Grazie Signore, ciò rende meno amara… La sconfitta”.
Rideva ancora più forte, quando Alberto Tomba si è reincarnato in Sprocati.
“Grazie Signore, grazie. Domani andrò al lavoro a testa alta”.
Non c’era più, quando mi sono voltato per dirglielo.
Ma nella sala stampa del “Partenio” risuonava il suo ghigno satanico.
Poi… Il buio. Nero come la notte, come la pelle di Minala, che al 6’ dei tempi supplementari mi ha restituito, in un attimo, anni di sofferenze.
Lo voglio dire a tutti i ragazzi più piccoli di me che amano disperatamente la Salernitana.
Non smettete di sognare, contro le evidenze, il malaffare, le regole.
In un giorno, qualunque, all’improvviso, arriva.
Come è accaduto a me, il giorno che non da giornalista ma da tifoso sono entrato nella Tribuna Stampa del “Partenio”.
Ne vale tutta la pena del Mondo.

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A cura di Giovanni Perna

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