L’attesa di Giovanni Perna #SalSpe

Non innamoratevi del pallone.Perché Rodriguez, nella notte di Vercelli, ha preso a morsi la sua maglietta. Mentre voi mangiavate il telecomando.

Perché, sempre a Vercelli, dei ragazzi dicono che le sostituzioni le chiamano per telefono.

Non innamoratevi perché si sono accorti che contro l’Ascoli non teniamo portieri. E siccome Rosti lo hanno dato via, siccome Citofono non è svincolato né tesserabile, stanno provando uno che si chiama Werther. E chissà che dolori.

Non innamoratevi perché domani saremo ancora di meno.

Non innamoratevi perché stiamo in zona playout.

Perché oggi, a ripassare questa brutta e vecchia poesia, vinceremo contro lo Spezia. Insomma, dovremmo.

Fate bene, uno cresce, non si fa prendere in giro in eterno.

Scappiamo via.

Però attenzione a non innamorarvi di nuovo.

Non le guardate le foto di un amore perduto, vi mettete a rischio.

Oddio, la Storia ognuno la può raccontare come vuole.

Il Tempo stempera, come i diluenti per la vernice.

Non c’erano, allora, solo calciatori bravi, tifosi disinteressati, mecenati dal cuore grande.

Non c’erano né qui, né altrove.

Ma non vi sto dicendo di riempire di lacrime il cuscino, e neanche di grattare quello strato di vernice color seppia per vedere sotto che c’era.

Sto chiedendo di riappropriarsi di un Tempo, di un Luogo, che è stato nostro.

E “nostro” lo può dire, se lo sente, pure chi, non al “Vestuti”, ma neanche all’inaugurazione dell’Arechi era nato.

Riappropriarsi non vuol dire rimetterci il piede in quel posto, o metterlo per la prima volta.

Vuol dire, piuttosto, respirare quell’aria. E prestare orecchio. Si possono sentire le urla.

Quelle lanciate al gol, chiaro, ma anche quelle di chi gridava “Salerno” ma si arrabbiava se la squadra non la chiamavano col nome giusto, Salernitana.

Giusto perché, nella nostra personale grammatica, è aggettivo qualificativo.

Le urla erano pure quelle di chi si incazzava se le cose andavano male. Sempre, o quasi.

Senza per questo essere un violento, senza per questo sentirsi dire che remava contro. Strunzata, quest’ultima, che non trovava diritto di domicilio ai tempi.

E insomma, al “Vestuti” si racconta una Storia, non una Favola.

La Storia, non quella ufficiale, vale la pena saperla.

Non solo quella di Margiotta, Valese, Iacovazzo, Di Bartolomei.

Ma anche quella, anonima, di gente che si incazzava. Andateci a riappropriarvi di quello che è vostro, ma non come lo dice Genny Savastano.

Incazzarsi, sbagliando spesso, cambiando le cose mai. Ma conquistandosi il diritto di diventare adulti con lo sguardo alto e le gambe salde. Anche se vi diranno che è solo Pallone.

Non la perdete, questa occasione.

E poi vediamo se non vi innamorate, o innamorate di nuovo.


Storie di Salernitana @stadio “Vestuti” fino a Domenica e Salernitana-Spezia @stadio “Arechi” – 23 Settembre 2019

A cura di Giovanni Perna

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