L’attesa di Giovanni Perna #SalPes

Colpa di Sdenko – di Giovanni Perna
Bisognerebbe avere il coraggio di dire che i guai nostri sono iniziati con lui.

Sabato ci si rivede con una sorta di icona contemporanea.

E siccome il tempo che passa è il migliore Photoshop dell’anima, nel ricordo di tutti, anche di quelli che all’epoca portavano i calzoni corti, restano solo i momenti leggendari.

Non è stato, non fu così.

Perché l’icona, sbattuto fuori dal Calcio a cinque stelle, volle mettere a prova troppo dura un’aura che era di leggenda, non di invincibilità.

Senza capire, lo fece dopo, che puoi cucinare un manicaretto prendendo dal frigo quel che gli altri avevano scartato.

Ma che cavare il sangue dalle rape è solo un simpatico modo di dire.

Ma non è questa la colpa di Sdenko. La colpa è un’altra.

Sdenko, dopo decenni di campionati vinti ad Agosto e persi a Natale, dopo l’epoca dei grandi sogni che morirono all’alba, in una galleria ferroviaria, cambiò il nostro modo di pensare.

Mostrando la differenza che passa tra perdere ed amare comunque e amare sapendo che vincere è difficile, se non impossibile.

Che mica è differenza da niente.

Zeman ci portò al cinema, in un film dove la sceneggiatura non era stata ancora scritta.

Perché quando andò in scena l’unico 4-4 della nostra Storia, con Glerean protagonista, nessuno sapeva che Paolo Sorrentino stava girando “L’uomo in più”, mentre noi pensavamo che #affanculotuttiallattacco fosse una cosa da pazzi.

Zeman ci fece prendere gioco del Tempo, col gol più veloce della storia del Calcio italiano.

Zeman ci ha fatto vedere uno dei dipinti più belli della nostra vita.

Chè l’urlo di Munch è solo pallidissima copia di quello che scosse Salerno al 94’ di Napoli-Salernitana.

E come i cantanti famosi sono responsabili di tanti fidanzamenti, al boemo si deve la perdita della totale funzionalità delle corde vocali di tanti della mia generazione.

Zeman, è colpa sua, colpa di Sdenko.

Che dopo aver mostrato l’impensabile lasciò che ce lo portassero via, a noi tutti.

Che avrebbe, lui sì, dovuto incatenarsi al cancello della Federcalcio.

Renzo Ulivieri gli ha rubato l’idea, e adesso siede su una poltrona di pelle nel salotto buono.

Lo avesse fatto lui, oggi sarebbe Ministro dello Sport.

Zeman ha lasciato il campo libero, dimenticando di registrare il copyright, lasciando che il frutto del suo ingegno finisse nelle mani sbagliate. Qui, soprattutto qui.

E nelle mani sbagliate, il difficile vincere è diventato impossibile per norme statutarie,

il prendere gli scarti è diventato il prendere ex o non calciatori, il cambiare ruolo ai calciatori è diventato indifferenza per la posizione in campo ed attenzione al procuratore, il 4-4 da sogno surreale è diventato un risultato da alzate di sopracciglio ed illazioni su quote delle scommesse.

Questa la colpa di Sdenko: aver lasciato che “Che” Guevara si trasformasse nell’insegna del Mac Donald’s.

E aver lasciato soli noi, che comunque non ci prenderanno mai.


Salernitana-Pescara @Stadio Arechi, 16 Settembre 2017

Giovanni Perna

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