La strana ‘plusvalenza’ di Alfredo Donnarumma

Per fortuna, Google è quella cosa che tutti credono di saper usare e nessuno conosce veramente. E pertanto, quando tra qualche anno qualche malcapitato cercherà notizie sull’Estate 2017, scrivendo “Donnarumma” troverà il portiere Gigio, inserendo “Torre Annunziata” apprenderà della tragedia della palazzina crollata, e se si vorrà lanciare in un “colpa d’Alfredo” verrà inondato da foto di Vasco Rossi al Modena Park. Se siamo fortunati, questa storia non proprio edificante resterà seppellita come un ricordo scomodo tra i soli tifosi granata, preservandoci da potenziali prese per i fondelli delle tifoserie avversarie. Potenziali, perché io spero con tutto il cuore che Donnarumma da avversario della Salernitana faccia male, malissimo. Ma il cuore non mi dice, speriamo che il cuore si sbagli. E che io possa cancellare dai ricordi la foto che ho appena visto. Il primo allenamento con l’Empoli, che nessuno avrebbe notato se a Salerno non ci fossero giornalisti come Antonio Pergola, che arriva sempre molto prima delle tardive ufficializzazioni alle quali siamo abituati.

Quella foto è evocativa. Non è un caso che, in quella foto, Donnarumma mostri le terga.

Lo fa, nella mia testa, non ai tifosi (in tanti lo hanno amato, altri sedicenti informati meno), ma a questi due anni assurdi. Ora che è finita, viene da chiedersi: ma a Donnarumma che l’hanno preso a fare, due anni fa?

La sensazione è che si sia trattato di un tragico errore. Eppure, mentre lo scrivo, mi censuro da solo. Le prestazioni di Donnarumma furono acquisite da una squadra allenata dal suo mentore Torrente, con Angelo Fabiani dirigente di lungo corso. Il mio cervello si rifiuta di pensare che Torrente, fermo da un anno e quindi con tutto il tempo disponibile per aggiornarsi, ignorasse che il suo pupillo si era evoluto da esterno d’attacco a seconda punta. E sarebbe assurdo ipotizzare che Fabiani, profondo conoscitore di calciatori in tutto il pianeta, non sapesse che stava consegnando alla Salernitana un attaccante inadatto al 4-3-3 del cetarese.

Quale che sia la soluzione del mistero, Donnarumma, da quando ha messo piede a Salerno, ha rappresentato un problema piuttosto che un valore aggiunto. Strano, considerando che Donnarumma, 26 anni, ha una media gol/partita di 0,4. E chi ha lasciato la cistifellea all’Arechi in questi due anni si ricorda quanto sia stato sottoutilizzato. Per dire, l’attuale centravanti titolare granata, il portoghese João Pedro Pereira Silva, più anziano di Donnarumma di 6 mesi, ha una media di 0,2 gol. Uno negli ultimi tre anni, nessuno per la Salernitana.

Ma Donnarumma, si è scritto, era svogliato e sopravvalutato. Di tanto, forse, troveremo riscontro nel prosieguo di carriera (come scritto, io lo spero). Donnarumma, si è scritto, rappresenta una plusvalenza. Ed invece a zero è arrivato, a zero se ne va.

Donnarumma, e questo lo scrivo io, ha le sue colpe. Non ha avuto spalle abbastanza grandi per allinearsi all’esplosione di Massimo Coda. Forse, non aveva un procuratore abbastanza bravo, e peggio ha fatto quando si è affidato a Giuffredi, nel momento sbagliato, nel momento dell’epurazione totale dei suoi assistiti. Fenomeno del quale pochi hanno scritto e nessuno ha chiesto conto.

Donnarumma, ha detto così il campo, è stato bocciato da Torrente, Sannino, Bollini. Quest’ultimo, il superstite, avrà certo avuto ampie rassicurazioni sul sostituto ed ottimi motivi per giustificarne la bocciatura.

Perché i fatti sono questi: Società, Direttore Sportivo ed allenatore sono ancora al loro posto. Alfredo è andato via a parametro zero, dopo aver rescisso consensualmente il suo contratto con la Salernitana.

Una minoranza troppo schiacciante, che non potrà non essere certificata dal giudice unico, il campo. E il fatto che il cuore non mi dice, è solo un problema mio, che attende risoluzione. Perché Donnarumma, lo so, farà malissimo.

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A cura di Giovanni Perna.

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