Stagione 2017/2018: obiettivo campionato di vertice o cosa?

“Si è tenuto questo pomeriggio presso Villa San Sebastiano a Roma un summit tra i proprietari Claudio Lotito e Marco Mezzaroma, il Direttore Sportivo Angelo Fabiani e il Segretario Generale Rodolfo De Rose. Nel corso dell’incontro è stato fatto il punto e tracciato un bilancio della stagione sportiva appena conclusa mentre la prossima settimana sarà convocato il tecnico Alberto Bollini per la definizione dei programmi tecnici della prossima stagione.” Questo lo striminzito comunicato emesso dalla Salernitana ieri pomeriggio, già anticipato da alcuni che nella vita fanno i giornalisti per davvero. Striminzito come il tempo dedicato alla programmazione della prossima stagione? Striminzito come il budget stanziato al deus ex machina Fabiani per raggiungere l’obiettivo che i soliti canali compiacenti ormai ci hanno fatto imparare a memoria, il “miglioramento dell’anno precedente”? A questi interrogativi è ancora troppo presto dare una risposta, noi però un’idea ce la siamo fatta, da tempo anche. E non è neanche la questione del budget “trapelato” di 5 milioni (sempre lo stesso da 3 anni a questa parte, quasi che fosse un costo fisso scritto nel bilancio del nostro proprietario…) a destare i più grandi sospetti, quanto la convinzione che una società dal potenziale economico della nostra, l’asticella, se vuole alzarla, la alza. Senza se e senza ma. E ciò nei fatti non è ancora avvenuto. A partire dai campi di allenamento. Alla valorizzazione del settore giovanile. Al rafforzamento della rosa. Alla fidelizzazione della tifoseria. Alle scelte dirigenziali. Per quale motivo? È questa la chiave di volta di tutta la discussione incentrata sulla fiducia della società. Una società con tali potenzialità economiche, avrebbe potuto quantomeno provare a competere per il vertice fin da subito, perché, come dicono coloro che si assurgono il diritto di decidere chi è tifoso vero e chi no (in base a se si ha il prosciutto sugli occhi o meno), che convenienza si avrebbe a non voler andare in serie A? Che senso avrebbe giocare a perdere, o almeno a non vincere? Invece, da 2 anni è proprio quello che sembra si faccia. Attenzione, budget elevato non è sinonimo di risultato assicurato (o garantito, come tanto piace al nostro presidentissimo). Quantomeno, però, aumentando gli sforzi economici ( basterebbe anche mezzo stipendio di Biglia…), si darebbe un segnale tangibile della volontà di alzarla questa asticella, con i fatti, potendo anche garantirsi un ritorno economico in caso di promozione che compenserebbe e anzi supererebbe di gran lunga lo sforzo eventualmente fatto. Come mai ciò non accade? Credo che multiproprietà e scenari politico-economici in città e nel mondo del calcio, dove il nostro patron ormai attinge sempre di più linfa vitale, siano la risposta. Analizzare nel dettaglio la questione, però, richiederebbe articolo a parte, che rimandiamo nei prossimi giorni. Destinando lo stesso budget degli anni precedenti per raggiungere (come dichiarato) obiettivi più ambiziosi di una salvezza ai play out con un avversario già fallito o di un anonimo campionato di centro classifica, è demandato alla competenza e all’abilita delManagement la compensazione del gap di budget rispetto a società come Venezia, Pescara, Palermo, Empoli, Frosinone, Perugia, Bari, solo per citarne alcune. E chissà se salisse il Parma, i cui nuovi proprietari hanno già affermato che in caso di promozione saranno subito stanziati 15 milioni di euro per provare a sferrare l’assalto alla A. Non dimenticando neppure la perdente tra Carpi e Benevento. La domanda che ci poniamo, quindi, è la seguente: il management della Salernitana, con a capo Fabiani, è all’altezza di tale compito? È in grado di allestire con un budget dimezzato (quando va bene) una squadra in grado di competere con le altre? Ai lettori chiediamo un parere, consci che sarà soltanto il campo ad emettere il verdetto. E noi, a scanso di equivoci, siamo i primi a sperare di sbagliare, ma i fatti, purtroppo, parlano in direzione opposta. Noi il prosciutto sugli occhi non ce lo abbiamo.

A cura di Giuseppe De Rosa

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