“Voglio fare il metropolitano, ma sono di Pontecagnano”. #SalAve

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Evidentemente pensavano di aver già vinto.

Evidentemente pensavano che all’Arechi avrebbero trovato il tappeto rosso srotolato ed i tre punti in un pacchetto regalo.

Niente di tutto ciò. In un match dove le motivazioni dovevano farla da padrona ha vinto il disvalore tecnico tra le due formazioni e la voglia da parte della squadra granata di regalare almeno una gioia all’indomabile e passionale pubblico dell’Arechi.

La sconfitta non è stata digerita, eppure l’Avellino si trova in una posizione abbastanza tranquilla. Gli basterà, infatti, avere la meglio sull’ormai derelitto Latina per assicurarsi un posto nella Serie B che verrà.

Ma i due gol subiti all’Arechi non sono stati digeriti.

Così anche un “nobile” quanto affermato e stimato giornalista nazionale, come Michele Criscitiello, si lascia andare ad uno sfogo, neanche tanto chiaro, proprio sul derby, parlando di fantasia, mezzi (?) e categorie.

In verità la Curva Sud Siberiano, anche quest’anno, ha dato riprova di grande fantasia ed ironia con una coreografia simpatica ed umoristica “giocando” con le pecorelle, simbolo dell’eterno e reciproco sfottò tra le parti.

In un calcio di persone intelligenti sarebbe stato accolto con un sorriso, quello che egli stesso “stampa” con gioia sugli schermi di Sportitalia, ma evidentemente questo derby proprio non è andato giù.

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Come non è andato giù neanche alla stampa avellinese che, in diversi articoli hanno descritto un clima da guerriglia urbana all’Arechi, parlando di fitto lancio di bombe carta contenenti lamette (?) taglienti, chiodi e altre pericolosissime armi. Addirittura sostenevano che sostenitori granata avessero colpito con una pietra alla testa il guardalinee, prospettando ai lettori una squalifica certa dell’Arechi ed un bollettino da guerra.

Senza dubbio, prendiamo le distanze da ogni atteggiamento e comportamento violento che nulla ha a che vedere con il gioco del calcio, ma prendiamo anche atto che non accettando sportivamente la sconfitta, i cugini di avellino abbiano voluto sporcare e danneggiare la reputazione dei tifosi della Salernitana, il più delle volte corretti ed impeccabili.

Come poi rilevato dal referto del giudice sportivo, a colpire il guardalinee è stato un borghetti vuoto e non, ovviamente una pietra, lanciato da qualche maleducato fuori controllo. Per quanto riguarda il lancio di petardi, che ripetiamo non giustifichiamo, la Salernitana dovrà pagare un’ammenda di 20.000 euro.

Non è andata giù la sconfitta ed allora, come sempre fanno, i cugini avellinesi si sono appigliati a qualunque scusa, qualunque giustificazione e qualunque attacco mediatico.

In primis, dopo aver criticato la mentalità ultras granata per il lancio di petardi, hanno rincarato la dose sostenendo che in Curva Sud fossero presenti esponenti di tifoserie amiche.

Affermazione questa senza nè capo ne Coda visto che a Natale proprio loro hanno ospitato un lungo elenco di amici ringraziandoli anche tramite un comunicato.

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Ma le due “scuse” più gettonate che testardamente ripetono a qualunque età in Irpinia sono sempre le stesse;

Fino ai posteri verrà glorificata la storia dell’Avellino, autore, al contrario della Salernitana, di venti campionati di Serie A, sotto la guida dell’abile Ciriaco De Mita. Al Partenio ha giocato Maradona, mentre all’Arechi al massimo Ronaldo.

Ebbene, siamo certi che questa è una filastrocca che i cugini di Avellino ripeteranno all’infinito così come la leggenda “tuo padre ti portava sempre a vedere il lupo in Serie A”, inventata da qualche malinconico anziano tifoso biancoverde e tramandata poi, a mò di poesia natalizia, ai più giovani che forse quando Calvaresi segnò alla Salernitana, non erano neanche nati.

Forse qualche appassionato sportivo da Salerno è andato a vedere Maradona al Partenio e forse qualche appassionato di Avellino o Napoli vennero a vedere Ronaldo a Salerno, ma siamo certi che i nostri papà, con un affetto ed una passione indescrivibile, ci portavano al Vestuti e poi all’Arechi a vivere la nostra passione.

Una passione che non ha bisogno di anni in serie A, trofei o coppe, ma una passione viscerale e univoca con una storia ed un valore ben più alto.

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