Instagram non è un prato verde: l'”idolo” Zito

In un calcio sempre più alla deriva, globalizzato e standardizzato manco fosse un cartone da imballaggi, la vicenda Zito rappresenta una perfetta fotografia della situazione. Antonio Zito viene acquistato dalla Salernitana nello scorso mercato di riparazione dall’Avellino, dove era praticamente epurato. Non migliora di molto la sua stagione a Salerno, con Torrente prima e Menichini poi sono 17 le presenze, pochissime da titolare (ancor meno probabilmente quelle minimamente incisive), e due gol, uno al Livorno e un altro molto bello, siglato nella dolce e morbida partita di Lanciano.

Le cose non migliorano quest’anno, dove sia Sannino che Bollini (tranne per un breve periodo) l’hanno considerato quasi sempre una risorsa da impiegare a gara in corso, sebbene la non più verde età gli abbia fatto perdere quell’esplosività e quella dinamicità che erano le caratteristiche peculiari del suo calcio. Nessun gol per lui quest’anno, ma in compenso tante “trivele” e video social a profusione.

Nonostante ciò, Zito fin dal suo arrivo in città gode di una stima radicata, di una considerazione elevata, giustificata chissà da cosa. Personalmente, ritengo che la motivazione sia da ascrivere proprio al calcio 2.0 di cui si è parlato all’inizio, un calcio in cui si antepongono le capacità comunicative e i profili Instagram a quel che si mostra veramente sul campo. L’apice si è raggiunto al suo ennesimo incolore ingresso dalla panchina, quando gran parte dell’Arechi gli ha tributato un’ovazione e un coro, manifestazioni mai riservate a ben più illustri, forti e soprattutto meritevoli calciatori del passato e del presente. Vero è, però, che probabilmente questa per molti è una risposta agli episodi dell’andata a Bari e dei precedenti fischi dei baresi a Zito. Al riguardo, mi chiederei cosa faremmo noi se, per esempio, Mandorlini l’anno prossimo venisse all’Arechi da allenatore del Bari.

Lascio a voi lettori una risposta a questa provocazione, sperando innanzitutto che si recuperi un po’ di equilibrio, che venga elogiato chi merita di essere elogiato e criticato chi merita di essere criticato basandosi su quel che si fa in campo. D’altronde, un calciatore è pagato per quello. È il suo mestiere. Non mi addentro minimamente nella solita considerazione del calciatore-mercenario, che richiederebbe considerazioni infinite.

Questo però non vuol dire credere alle favole, agli asini che volano, o a Zito che rifiuta il Foggia in estate perché attaccato alla maglia dopo 5 mesi in cui fa panchina a Salerno.

Per tutto il resto, ci sono gli ubriachi di Ceres, di mojito e probabilmente non solo.

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Foto da facebook.

A cura di Giuseppe De Rosa.

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