L’attesa di Giovanni Perna. #SalCes

Bisognerebbe dare la colpa al caffè. Ma non è che io ne prenda tanti. O forse alla stanchezza di una settimana difficile, una delle tante, che imbocca la discesa verso un finale che manco fai a tempo a percepire che, appunto, è già finito. Per ricominciare. Fatto sta che accelera, senza preavviso, e palpita. Ne ridi, perché da quel poco che sai non è roba patologica, almeno non come comunemente la si intende. Lo fai chiacchierare col cervello, e mentre aspetti che passi (dura poco, mi spiace per i nemici) ti accomodi a seguire il dibattito. – Vedi che deve essere il fatto di Sdengo che si risiede in panchina. – E jamm’jà, ti puoi emozionare per un poco, ma mica ti fai venire le palpitazioni per questo. Sdengo (che Dio ce lo conservi), è la dimostrazione che si può, non che si riesce. Sei vecchio abbastanza per saperlo. – Pure perché a te Peppino Pavone ti faceva venire il mal di stomaco. – E vedi tu, me lo ricordo ancora che faceva le interviste sdegnate a TeleReporter e si indignava perché schifavamo a Calà Campana. – E vabbè, inutile che ci giriamo intorno. Abitiamo su piani diversi, ma ci vediamo tutti i giorni. Non penserai mica che non abbia visto. – Che cosa? – Che cosa… Stamattina guardavi il calendario della B. – Embè? – Tu ti stai facendo i conti su due partite, Cesena e Trapani. – Eeeeh (risata imbarazzata) proprio vicino a me. E che sono io, un talebano della Fede? Guarda che hai sbagliato palazzo e bacheca di Facebook. – Guarda tu a me. Tu lo sai che non ci devi pensare. – (sospiro) Lo so troppo bene. Non mi hai sentito ieri ad Avellino, che mi passavano vicino e sussuravano “playoff”. Ci stavi pure tu, mi hai sentito che rispondevo “Eh, playLoff”. – Ti sei grattato però. – E che c’entra, quello è un riflesso condizionato. – Mi costringi a rivelarti quello che farfugliavi nel sonno l’altra notte. – E sentiamo, che farfugliavo? – Dicevi che lo sapevi che tanto è inutile, che non si può, ma, sangue del Demonio, pure se non serviva a niente ti facevi il film che il Verona arrivava terzo e tu ottavo e andavi a rompergli le scatole a casa sua. Tu non stai bene. Tu la devi finire. – Io l’altra sera avevo mangiato pesante. Magari (cerca le parole) mi sono pigliato una piccola vacanza, ho fatto uno dei progettini miei di quelli che stanno solo nella capa mia. Avevo sentito abbastanza. E la palpitazione da mo’ che era finita. Ho fatto quello che faccio sempre, li ho zittiti, quei due imbecilli. E ho preso, come sempre, le difese del secondo. Ho ricordato ad entrambi che avevo passato la settimana ad invocare un meteorite sui “blancos”, ad attendere spasmodicamente la partita. A pregare il dio del Pallone che il migliore dei loro non inventasse una delle sue parabole velenose. Si sono stutati, sapevano entrambi che era vero. Sì, questa settimana così è andata. Ho trepidato per una vittoria. E te lo voglio dire anche da qui, che la tua cameseta blanca la schifo. CC10 devi passare un calcistico guaio. Anche perché i tuoi trascorsi nella Cavese non li ho dimenticati, Camillo Ciano.

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Salernitana-Cesena @Stadio Arechi, 18 Febbraio 2017

A cura di Giovanni Perna.

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