Il “calcio che non abbiamo mai visto” visto da New York

New York era fredda e ventosa, ma le luci di Times Square e l’atmosfera natalizia di Manhattan lenivano tutto. Sono partito alla scoperta di una nuova città, vista solo in televisione fino ad ora, spinto dalla curiosità di scoprire un nuovo mondo. La realtà, sicuramente, non ha deluso le aspettative: una città come New York ti lascia senza fiato, facendoti dimenticare tutto o quasi tutto. In valigia ho messo il tablet. Non lo userò per navigare o guardare film, per quello c’è lo smartphone. L’ho messo in valigia perché lunedì 28 novembre, alle 20.30 ore italiane, all’Arechi c’è Salernitana – Pro Vercelli. La vacanza scorreva senza problemi, tra un hamburger ed un giro a Central Park, ma alla domenica è già tempo di attesa ed i pensieri cominciano ad arravogliarsi. Il dispiacere di non esserci prende il sopravvento, ma forse, sinceramente, la voglia è leggermente piú flebile di sempre: sarà che ultimamente vivere le partite della Salernitana equivale a mordersi il fegato ed aspettare che ricresca, ma come diceva Mietta “la testa ci sbatterò sempre la”. Dopo 6 giorni, nella fredda Manhattan, la mancanza della mia Salerno si fa largo con prepotenza, con la stessa convinzione di una principessa che sa bene che tutti hanno occhi solo per lei. Mi guardo attorno e riesco a percepire solo il sapore di mostarda che proviene dagli innumerevoli carretti degli hot dog a bordo strada. All’improvviso un’idea: corsa in metro, linea 4 verde direzione Uptown, fermata 86st street, dieci minuti a piedi e siamo davanti al San Matteo pizza espresso bar dell’amico Ciro Casella.Nel buio di New York all’improvviso un luogo amico, familiare: bandiera della Salernitana che sventola fiera all’esterno e cavallucci che, come stemmi regali di una antica casata (altro che Flash Gordon o cavalluccio a dondolo) campeggiano sulle vetrate di ingresso. Ciro ci accoglie, ci fa sedere e gustare due squisite pizze che con l’America non avevano nulla a che vedere. Parliamo insieme della nostra Salerno e della nostra Salernitana mentre guardiamo le foto alla parete. Ho portato a Ciro in dono la maglia celebrativa di Agostino Di Bartolomei, perché noi una storia ce l’abbiamo: una storia che anche a New York riesce e può far unire persone accomunate da una stessa passione. È stata una serata memorabile, una delle più belle. Ciro mi dice che Sannino non lo convince, non sa ancora che il professore(?) dopo 48 ore si “dimetterá” dalla “pasticceria” di famiglia. Passionali come solo noi siamo essere, ci salutiamo sperando in una vittoria il giorno dopo.

É lunedì ed alle ore 14 – le 20 in Italia – trascino in albergo il mio compagno di viaggio, mio cugino per guardare insieme Salernitana – Pro Vercelli. Mio cugino é calabrese di Reggio Calabria e da buon fratello gemellato acconsente con piacere. Accendo il tablet e cerco di connettermi al servizio di Skyonline ma ben presto scopro che é valido solo in Italia. Ma non voglio perdermi la partita, neanche un minuto. Allora mi faccio videochiamare dall’Italia  per tutta la durata del match guardando così la partita. Partita moscia, come tutte le altre ma la Pro Vercelli è messa peggio di noi. Sembra Salernitana Trapani, ce la possiamo fare. Al quinto passaggio agli avversari del talentuoso Rosina mio cugino cade in catalessi. Come posso dargli torto? Si sveglia al gol di Donnarumma. Alfredino la mette dentro di giustezza, forse finalmente abbiamo trovato la via giusta. Comincia il secondo tempo e inizia anche la noia, il NIENTE che abbiamo visto finora dalla prima partita di coppa Italia. Mio cugino torna tranquillamente a dormire. Il letto è comodo, perchè non approfittarne? Ma eccole puntuali, come sempre, scervellotiche ed inspiegabili sostituzioni. Ancora una volta esce Donnarumma che – evidentemente si chiede se per fare 90 minuti dovrà rinnovare il contratto alle condizioni della “pasticceria”, – ed entra Busellato. Esce Della Rocca ed entra Zito. Esce Schiavi ed entra Ramos. Solito refrain ed, ovviamente, solito epilogo. Risultato finale 1-1 ed é evidente che “a Salerno non abbiamo mai visto il calcio” o meglio ancora “a Salerno siamo abituati male perché abbiamo la paga da soldato ed i vizi da generale”.

Il giorno dopo sono in partenza per Salerno. Leggo delle “dimissioni” di Sannino. Forse le cose si sono messe per il verso giusto, forse qualcuno avrà aperto gli occhi, forse stavolta si cambierà. Ma queste idee non mi sfiorano per un attimo, ben conscio della realtà.

I dolci sono in forno e lo show va avanti. Ecco Bollini, tranquilli: “stiamo programmando”.

A cura di Alessandro Adinolfi 

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